Senza età: il giovane e il vecchio – 2


 

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L’Esercito Italiano alla Mille Miglia


L’Esercito Italiano parteciperà all’edizione 2012 della Mille Miglia.
La prestigiosa  competizione, il cui battesimo ebbe luogo il 26 marzo  1927 con appena 77 concorrenti, è ancora oggi  ritenuta un appuntamento di riferimento per le competizioni internazionali di autovetture storiche. A rappresentare i colori della Forza Armata saranno due automobili appartenenti al Museo Storico della Motorizzazione Militare: una Lancia Aprilia berlina del 1938 e una Fiat 1100 508 CM mimetica del 1939.

L’Esercito Italiano è stato una delle prime istituzioni dell’Italia unita ad essere dotata di mezzi a motore di cui non solo ne tracciò l’impiego operativo ma affrontò anche i nuovi problemi ad esso connessi come l’oneroso e specialistico supporto logistico. Era, infatti, il 1902 quando il Ministero della Guerra acquistò la prima autovettura: una FIAT con motore a benzina da 12 CV. Nel 1903 fu istituito un nucleo di militari addetti alla condotta di questi nuovi mezzi nell’ambito della brigata ferrovieri del genio.

Alla tappa di Roma del 18 maggio, giro di boa della corsa, il Comando Logistico di Proiezione, con il coordinamento del Comando Militare della Capitale, allestirà uno stand promozionale (davanti a Castel Sant’Angelo) per fornire informazioni e materiale illustrativo sulle possibilità di reclutamento nell’Esercito Italiano e sui  concorsi attualmente in atto. E sarà anche l’occasione per ammirare le due vetture storiche.

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Club Collar

 

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I Filosofi di Stilemaschile

In 7 numeri del nostro magazine (www.stilemaschile.it) abbiamo parlato di:

EMIL CIORAN


Lo stile della caduta

CARLO MICHELSTAEDTER:

Stile, fiamma, vita (prima parte)
Stile, fiamma, vita (seconda parte)
Medice, cura te ipsum

JULIUS EVOLA

Il volo d’Evola – prima parte
Il volo d’Evola - seconda parte
[De]cadenza della Parola*

PIERRE KLOSSOWSKI

Fratelli nella Bellezza

 VARI

 …Quia pulvis es et in pulverem reverteris
L’eleganza dell’assenza

E non dimentichiamo Carmelo Bene, un grande uomo di pensiero, a cui abbiamo dedicato quasi tutto il numero di marzo ora online.

Sono articoli molto impegnativi, sia in fase di scrittura che di lettura. Ma anche molto apprezzati, come ci dicono le statistiche. E questo ci fa molto piacere perché dà ragione alla nostra linea editoriale. Vi ringraziamo ancora.

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Foto vintage: Cordone 1956


Fine anni ’50, il laboratorio della camiceria Cordone alla sua prima generazione.
Oggi, con Luigi, siamo alla terza. Il presente, senza passato, è niente, soprattutto nell’artigianato, dove il rispetto di tecniche e stili è irrinunciabile per offrire un buon prodotto fatto a regola d’arte. Diffidate, quindi, di chi si fa passare per rivoluzionario…

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Jersey


Il jersey non è un tessuto (non ha trama e ordito) ma una maglina, il nome si riferisce alla gran parte dei prodotti della maglieria industriale. Realizzato con macchine per maglieria risulta elastico sia in lunghezza che in larghezza. Può essere fatto con qualsiasi materiale, il più diffuso è in cotone o viscosa.

Il jersey è ideale per polo classiche o per camicie. In questa declinazione sono sempre meno le aziende che riescono a lavorarlo. Il jersey, infatti, richiede degli aghi speciali e delle macchine in grado di non sfilacciare la maglia. Questo è vero soprattutto nella camiceria artigianale. Cordone 1956, come vedete nelle foto, è una delle poche in grado di soddisfare una richiesta su misura, partendo naturalmente dal jersey migliore in circolazione.

Sul finire del secolo scorso il “jersey” era un pesante tessuto di maglia usato dai pescatori dell’sola inglese di Jersey. Era una maglia rasata, semplice, che leggera, morbida e naturalmente elastica, veniva resa adatta a molteplici utilizzi nel campo dell’abbigliamento.

Ritenuto inadatto alla sartoria divenne di moda quando la stilista Coco Chanel lo impiegò per le sue creazioni: nel 1916-17 Mme Chane presentò dei camiciotti e delle giacche da marinaio e da vela, confezionati in tricot, di cotone, color beige, lavorato a macchina. Chanel lanciò così il jersey come tessuto adatto anche all’alta moda. (fonte: wikipedia e altro)

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Preppy Little Girls




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Nuove categorie e altro

Nella colonna accanto, stiamo razionalizzando le categorie degli argomenti trattati, in modo da permettere una consultazione più precisa.
Tra le altre cose, sarà a breve possibile cercare gli articoli relativi a un singolo capo d’abbigliamento maschile (dal cappello alla scarpa) in modo più diretto.

In seguito, saranno apportati altri cambiamenti che hanno come fine ultimo il miglioramento del prodotto editoriale Stilemaschile.

Per tutto, è come sempre fondamentale che continuiate ad essere così numerosi.
Grazie

La redazione

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Katalogos 6




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Uomini di classe, ben vestiti e diversamente eleganti – 2

Seconda parte. Dopo gli antiestetici giullari, gli uomini di classe.
Con la nostra spiegazione di cos’è l’eleganza per Stilemaschile esordimmo nell’ottobre del 2010.
Il titolo dell’articolo: Stile, coerenza, dignità e rispetto.
Uno stralcio:
…Una cinta logora, una giacca imperfetta, una scarpa vissuta. La società del consumismo, o dello spettacolo come la chiamavano i ‘situazionisti’ francesi alla Guy Debord (attualissimi e per questo dimenticati), ci fa credere nelle mode che, per definizione, sono volatili e inconsistenti.
Dobbiamo uscire da questa logica. Pochi hanno la statura morale e culturale per farlo.
Un esempio su tutti, il principe Carlo d’Inghilterra. Tempo fa è stata pubblicata da qualche blog una sua foto con ai piedi delle scarpe francesine nere lise e rattoppate.
Lui stesso ebbe a dichiarare al Times come quelle fossero scarpe che gli erano state confezionate da John Lobb su misura (come da prassi, naturalmente): Indosso certe scarpe da 40, 45 anni e intendo farmi seppellire indossandole… Sono scarpe che costano, ma durano. Hanno bisogno di essere risuolate ma tutto ciò crea lavoro per chi fa certi mestieri. Invece di buttare via tutto, c’è un grande potenziale per un’economia basata sulle riparazioni. Vale per tutto, vale anche per l’abbigliamento. Io indosso ancora vestiti, giacche, che ho comprato nel 1969. Certo bisogna impegnarsi un po’ per mantenere una forma ancora in grado di entrarci, in quei vestiti. Ma ne vale la pena. Perché la cosa più importante è conservare una cultura, e la cultura ci arriva dalle comunità rurali, cresciute nel corso di migliaia di anni, in cui hanno formato i loro costumi, le loro abitudini, le loro tradizioni. La tragedia della nostra epoca è che, gettando via tutte quelle cose, perdiamo il contatto con la nostra identità più autentica. Il contatto con la natura”.

Noi di Stilemaschile sottoscriviamo tale dichiarazione e la rafforziamo anche un’altra frase di un altro gigante dell’eleganza mondiale, che con il Principe stimiamo per stile e coerenza, Ralph Lauren, che sul libro celebrativo dei suoi 40 anni di carriera scrive di essere affascinato da tutto quanto porti i segni di una storia. Per questo si fece fotografare per la copertina del Time con una camicia di jeans lisa e sfibrata o per altri giornali con un giubbotto logoro.


Tali esempi sono simboli da ponderare. C’è un bell’aggettivo, vissuto, che si applica all’abbigliamento. È bello perché racchiude una complessità di significati, come se al singolo capo si attribuisse una vita vera e propria. Il discorso è qui enunciato solo in nuce…

Quindi, sintetizzando con quattro aggettivi una nostra definizione di eleganza diciamo che l’abbigliamento deve essere:
- vissuto,
- artigianale,
- coerente,
- sobrio.
Ne approfondiremo poi i significati di ciascuno.
Per ora, vi lasciamo con alcuni esempi concreti e viventi (uno è di fantasia…) di uomini di stile.



Come vedete, gli uomini di classe hanno uno scatto in più. Riuniscono i 4 prerequisiti dando un valore aggiunto che è la loro personalità.
E’ una lezione che il Duca di Windsor (e prima Edoardo VII) ci hanno insegnato.

Nella terza parte di questa serie vedremo chi sono ben vestiti, quelli che sanno fare bene i compiti ma senza alcuna particolare forma di eleganza.

 

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